venerdì 10 gennaio 2014

Ivano Fossati, latitante catturato

Ivano Fossati si racconta. Artista tra i più complessi e affascinanti della canzone italiana, personaggio schivo, viaggiatore che viaggia per fuggire e per essere irrintracciabile dal mondo, la "bestia di scoglio" genovese si è lasciata catturare in un libro. C'è riuscita l'Arcana, nella collana "Nuove radici", dedicata alla canzone d'autore e diretta dal giornalista veronese Enrico De Angelis, strappandogli così la prima biografia consensuale della sua carriera, da poco uscita sul mercato. Titolo "Per niente facile", autore il critico musicale dell'Indipendente Massimo Cotto, è un viaggio nell'universo dell'uomo e dell'artista, una confessione in prima persona che mette in luce l'onestà professionale e l'umiltà di questo artigiano della canzone sempre in movimento, mai adagiato sui facili allori.
Nell'autoritratto di Fossati c'è molta Genova e c'è molto mare. Allergico alle categorie, rinnega l'appartenenza alla cosiddetta scuola genovese che spesso lo ha visto accomunato ai vari De Andrè, Lauzi, Paoli e Tenco, ma del ligure si riconosce l'introspezione "che nasce dal nostro particolare modo di essere" e un'indole selvatica e pudica ma anche aperta geograficamente all'esterno, che lo ha portato a esplorare mondi lontani nello spazio e nel tempo, liberandosi dell'armatura ingombrante del cantautore e da quella altrettanto stantia del rockettaro.
In quei posti davanti al mare Fossati si ritrova ragazzo sereno alle prese con cotte volanti (fisse mai) e "assassini con le chitarre elettriche", ma anche con gli studi di pianoforte al Conservatorio, "spinto a calci in culo da mia madre". Innamorato del beat come i coetanei ma anche di Duke Ellington e di Jobim, è già uno che si distingue. Inizia a suonare il flauto "soffiato" alla Roland Kirk dopo aver visto Stan Getz in concerto ("per il sax non avevo soldi"), si mette con i Sagittari, poi i Delirium, ma li lascia all'apice del successo dopo Jesahel: "Scivolavamo verso le ballatone e i grandi cori, verso una noiosa e inaccettabile banalità".
Il cammino da solista è una lunga metamorfosi in tre tempi. Prima c'è la ricerca molto confusa ("come sparare all'impazzata") fino a La casa del serpente del 1977. Poi il periodo dei viaggi, dal 1979 al 1983, denso di esperienze e di collaborazioni, compresi i brani confezionati per le grandi interpreti, da Patty Pravo a Mia Martini. Da Ventilazione, anno 1984, la grande svolta: la scelta del rigore, la decisione di "dire e dare fino in fondo con un disco". Muore il musicista "parolaio", quello che buttava giù i testi in un'ora, "funzionali alla musica" e nasce il fine cesellatore della canzone che compenetra con il bulino canzone leggera e popolare, umori etnici, jazz, storia, ricerca, passione civile. Attento "alla musica nuova che mi gira intorno".
Qual è la musica che gira intorno alla vita di Fossati? C'è la canzone francese: "Boris Vian, Brassens, ma soprattutto Brel, che sapeva unire la composizione alla rappresentazione". Il jazz: "Un piacere, come se guardassi un quadro di Goya". La bossanova e la milonga, l'India di Trilok Gurtu. Il rock è un amore esaurito: "Non mi interessa più. Dalla semplicità e dalla ripetitività non c'è nulla da imparare". Acido il giudizio sul vecchio hit La mia banda suona il rock: "Credo di odiarla, quella canzone, perché ha distolto l'attenzione da molti altri miei brani".
Oggi il Fossati compositore è molto metodico: "Stabilisco una sere di gabbie, come i romanzieri. Nella prima faccio succedere qualcosa che possa attirare l'attenzione. Da lì sviluppo e dilato fino a raggiungere il nodo della storia". I suoi riferimenti culturali: "Gli scrittori latini, sia europei che americani: Pessoa, Marquez, Amado. Ma anche Pavese e Fenoglio". Fossati autore difficile? Il termine lo fa arrabbiare: "Uno può dire che il mio lavoro è brutto, ma come si fa a criticare qualcosa ritenendola difficile, quando siamo quotidianamente bombardati da prodotti facili e banali? Vorreic he fosse rispettato maggiormente lo sforzo, la fatica di chi cerca di proporre qualcosa di diverso". Sacrosante parole.
Il libro sfiora altri temi: gli applausi e il pubblico, amato e temuto, il rapporto con il teatro, l'amore cinematografico per Salvatores (che firma la prefazione del libro) e Mazzacurati (per il quale ha composto la colonna sonora de Il toro), le ricerche storiche e geografiche che nutrono molte sue canzoni. Pochissime concessioni alle morbosità da rotocalco: con le donne ammette di avere un rapporto "lupesco, da predatore": di Mia Martini rammenta il mènage con lei "bellissimo e terribile"; poco o nulla dice su Nancy Brilli, meteora già volata via.
Nel finale la notizia più bella: in primavera uscirà un disco scritto a quattro mani con De Andrè. Ci lavorano dal 1993: "Ci mettiamo da una parte e dall'altra del tavolo, con blocchi di carta e penne, libri e appunti. Lasciamo fluire le idee. Scambiamo fogli e pensieri fino a formare grandi montagne di carta che spesso trovano la via del cestino e talvolta quello del registratore". Come sarà? Di sicuro l'evento dell'anno.
Laura Lorenzini (L'Arena, 1995)

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