giovedì 9 gennaio 2014

Panella: "Il mio verso libero"

Interrogativo battistiano: lui verrà o non verrà? Alla fine Pasquale Panella, uno dei premi Rugantino di quest'anno, alla cerimonia di Lazise di ieri sera non si è visto. Prevedibile, del resto, perché il paroliere di Lucio Battisti (da Don Giovanni in poi) è un personaggio sfuggente. Enigmatico come le sue canzoni, eversivo, come si dice lui, 44 anni, romano, odia i titoli, i ruoli, i salotti televisivi e gli eventi mondani. E sta alla larga, manco a dirlo, anche dai premi. "Non voglio riconoscimenti - ci spiega al telefono. Lui, al contrario di Battisti, alla stampa si concede. Pungente e sarcastico come non mai.
- Di lei è stato detto di tutto e il contrario di tutto. Poeta d'avanguardia, minimalista, dadaista, ermetico, miniaturista...
"Anche parolaio, paroliere, giocoliere, surrealista perfino...Parlano della loro ignoranza, esprimono i propri malori! Usano la parola ermetico con qualità oggettivale e non sanno che l'ermetismo ha una precisa collocazione storica quanto il surrealismo e il dadaismo. Che tra l'altro io personalmente nemmeno amo tanto, è questo il bello".
- Allora che dire di lei?
"Che sono molto peggio di quello che credono".
- Lei ha iniziato scrivendo testi per il teatro. Com'è finito nella musica leggera?
"Volevo scrivere, ma mi dava molto fastidio l'idea dello scrittore per professione, di quelli che ti danno la mano e ti dicono: "Sono Tal dei Tali, poeta". Io faccio per fare, scrivo per passione. Poi per me scrivere è un gesto cospirativo".
- Ovvero?
"Fare incursioni nei diversi generi e praticare i propri comodi letterari. Magari avere in mente un'applicazione rivoluzionaria della propria scrittura. L'incursione di un nuovo autore dev'essere eversiva, al limite del terrorismo. Non per niente Montanelli ha pubblicato i miei testi battistiani per un po' ma poi li ha sospesi".
- C'è qualcosa di eversivo nella musica italiana?
"La dissipazione di insinuazioni letterarie nella puerile e ridicola canzone".
- Le sue? "Per favore liberatelo dai testi di Panella", titolò un giornale quando uscì "Cosa succederà alla ragazza" di Battisti.
"Aveva capito tutto! Io ho sequestrato Battisti. Ma possono stare tranquilli. Con Battisti ho avuto un dialogo fittissimo e adesso mi sono stancato. Andrò a spandere la mia logorrea altrove".
- In aprile, del resto, finisce la sua esclusiva con lui.
"Ma quale esclusiva? Io scrivo per molti, anche se il mio nome non appare su disco".
- Con pseudonimo lei ha scritto infatti per Minghi e Morandi, tra gli altri, e testi festivalieri. In "In amore", seconda a Sanremo, ci sono 17 volte le parole cuore e amore.
"Non lo so quante volte, le ho messe più che potevo. Se si tratta il genere amore, quali parole lo esprimono meglio? E poi il brano in amore è assolutamente equivalente ad altri. Non me ne importa nulla delle gradualità qualitative o dell'apprezzabilità. La differenza è solo operativa".
- Allora perché le canzoni rebus con Battisti? Lei ha diviso fan e critici, c'è una schiera di nostalgici mogoliani. "Sfido chiunque a ricordare una sola frase dei dischi Battisti-Panella", ha scritto Roberto D'Agostino.
"Sono io che ho sfidato la gente a non ricordare le parole! Uno dei miei propositi fu quello di scrivere cose non memorabili, di togliere le canzoni dalle bocche dei pianisti di piano bar e dei gitanti aziendali".
- Ma ci sarà un cantante meglio di un altro, nella musica leggera.
"Uno vale l'altro".
- Anche Battisti?
"Certo. La musica leggera non fonda differenza. E' un genere di tipo emotivo, che mette in scena le emozioni del pubblico. E' il pubblico che scrive le canzoni".
- Lei ha detto che il bravo autore dev'essere completamente stupido.
"Imbecille".
- Di Mogol che dice?
"Ne ho sentito parlare".
- Se disprezza la musica leggera perché non legge da sé i suoi versi come fanno i poeti?
"Dovrei. Le canzoni dovrebbero essere fatte solo di musica. Ossia di parole".
- Le sue, dice la critica, sono parole fredde. Luzzatto fegiz ha scritto di Csar: "Un incubo raggelante, un disco senza amore".
"Sta parlando di sé, l'incubo è lui! Ma se c'è una cosa nelle cui braccia son morto in musica è proprio l'amore! Ascolti: "E' sempre per prova che sulle labbra torna la parola amore". Oppure: "Ti supererò, in amore andrò molto più lontano, dove tu stupore sei..."
- Questo è Morandi.
"Già, la canzoncina semplice. Ma si è mai sentito in bocca a Morandi "fare dolci abusi e bei soprusi?"
- E la canzone impegnata dove la mettiamo?
"Impegnata a cosa? A scrivere cattivissima, pessima letteratura. In confronto ai cantautori De Amicis è Nietzsche. Non sopporto quelli che vogliono dire o, peggio, spiegare la canzone durante il concerto. Come se l'importante fosse capire".
-Non vorrà dire che preferisce Cutugno a De Andrè.
"Perché no? Almeno non si nasconde dietro il ditino dell'impegno".
- Ma ci sarà una via di mezzo tra il testo ultraleggero e l'indecifrabile.
"La via di mezzo è l'ortodossia, il successo, la ridicola mitizzazione. La volgarità divulgativa della tv, l'istigazione all'impantanamento".
- Per questo Battisti è scomparso.
"Scomparso? Uno che ogni due anni ci ammorba con i suoi dischi? Fantasma è Stendhal, o Anna Karenina".
- Pantano o no, lei con la leggera è diventato famoso. E ha creato uno stile.
"Per questo lascio. Mi rivolto alla brodaglia".
Laura Lorenzini ( L'Arena, 1995)








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