Come nasce una canzone? Da uno spunto letterario, da un film, da un amore finito. Ma può nascere benissimo anche da una felice operazione chirurgica, cucendo assieme i pezzi di più autori. Parola di Roberto Vecchioni, che svela l'arcano della sua gettonatissima "Voglio una donna": "Musicalmente ho voluto attingere apposta un po' da Springsteen, ho aggiunto qualcosa da Hurricane di Dylan e il finale l'ho tratto da Viva la mamma di Bennato. Plagio? No, peccato veniale: "Così fan molti e anche in maniera più spudorata. C'è chi copia pari pari un brano d'Oltreoceano spacciandolo come proprio..."
Ride Vecchioni, appollaiato su uno sgabello a La Sbalena e ride anche il pubblico, applaudendo convinto. E' accorso numeroso, l'altra sera, curioso di vederlo incastonato in un'insolita dimensione consegnata dal locale di San Massimo con Enzo Rapisarda, situata a mezza strada tra canzone e dissertazione. Un incontro a quattr'occhi con l'artista in jeans slavati e camicia bluette, impegnato col solo supporto di microfono e chitarra a tessere un lungo monologo con se stesso e il mondo, sul rapporto con la canzone e i colleghi, con i figli, con le donne.
Due ore secche illuminate dalla sua risaputa profondità di pensiero e spruzzate di effervescente ironia nei propri e altrui confronti, costellate di poche parentesi musicali (sottolineate dalla sua maldestra tecnica chitarristica) riguardanti soprattutto pagine antiche come Per un vecchio bambino, Due giornate fiorentine, Mi manchi. Le rispolvera all'inizio per rompere il ghiaccio, dilungandosi sull'importanza della fiaba come trampolino per l'evasione e la speranza, e ancora per dimostrare come la canzone possa farsi cultura, o costruire un ponte tra epoche diverse, giocare con la scomposizione del tempo per narrare un amore sfaldato, trattare i sempiterni temi del doppio e del fanciullino.
Poi qualcuno si fa coraggio e il discorso scivola su tematiche più sfiziose: perché è andato al Festivalbar accanto a Vallesi e Masini? "C'era anche di peggio. E peggio di Masini è già un bel record", ribatte caustico, e spiega che il festival sono il veicolo della popolarità. Qualcuno chiede se Ippopotami può calzare a quelli di Tangentopoli e lui si fa prudente: "Non so se posso parlare, ho già beccato due querele dal Partito socialista". Ma non ce la fa a tacere e dice che sì, gli ippopotami sono anche quelli che oggi parlano "in similinglese" e che "a letto con la moglie sono single".
Una domanda tira l'altra e Vecchioni passa in rassegna questioni etiche e sentimentali. Spiega a proposito della sua contestata ultima canzone che "non ce l'ho con le donne, ma non capisco perché vogliono far schifo come i maschi". Racconta bonariamente il "vizio di Bacco" di due suoi colleghi, De Andrè e Jannacci, dicendo di quest'ultimo: "E' simpatico finché stona con le sue canzoni, ma non con Luci a San Siro".
E la canta infine, la sua canzone, quasi un inno, con gli occhi chiusi e un filo di voce per congedarsi dall'assorta "scolaresca". Prima c'è il tempo anche per una briosa Samarcanda, duettata con un volonteroso ammiratore e per un'anticipazione sul prossimo album che conterrà, annuncia, un brano ispirato a L'ultima sera di Carnevale di Goldoni. Alla fine tutti soddisfatti e a caccia di autografi mentre il "prof" tenta di svicolare: "Domani ho scuola..."
(Laura Lorenzini, L'Arena 1995)
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